Casa Cavazzini, Via Savorgnana, 5 UDINE

Inaugurazione sabato 12 novembre 2011:
ore 18.00 Incontro tra pubblico, artisti e curatore
ore 19.00 Inaugurazione ufficiale
a seguire il rinfresco

PAOLA ANGELINI
ENRICO BERNARDIS
LUCA DE ANGELIS
SEBASTJAN DEGLI INNOCENTI
ELENA DEL FABBRO
ALISA FRANZIL
MASSIMILIANO GOSPARINI
GIULIA IACOLUTTI
ALBERTO LUIGI LEVORATO
LORETA LORENZON
CRISTIAN NATOLI
LAURA REPETTI
GIANGIORGIO SIRCH
ELISA TASSAN CASER
CATERINA VALLINI
DEBORA VRIZZI

A cura di PAOLO TOFFOLUTTI

Apertura dal 12 novembre al 9 dicembre

Orari: da mercoledi’ a domenica ore 15-18
visite guidate gratuite per tutti sabato ore 15
visite guidate gratuite per gruppi giovedì e sabato ore 10:00 – 12:00 su prenotazione: 347.2713500

Scarica: Invito PDFComunicato Stampa

Ti Va Di Guardare? - mostra che anticipa l’apertura della nuova Galleria d’Arte Moderna di Udine – è la sintesi dei punti di vista che alcuni giovani artisti rivolgono al visitatore: sguardi orientati a suggerire e liberare nell’immaginario ciò che la nostra cultura ritiene non possa essere mostrato, non possa essere reso visibile nella sua, al momento, impresentabile assenza.
La mostra nasce in modo non convenzionale: anziché presentare al pubblico artisti in ragione della loro notorietà, del profilo estetico sostenuto dalla loro ricerca, del fatto che, al momento, sono di moda, o sono amici degli amici… gli autori presenti in mostra sono giovani dai 16 ai 35 anni di età che costituiscono una riserva di forze tenute finora in disparte dal sistema dell’arte e chiamate attraverso un progetto più ampio, sostenuto dai Comuni di Udine e di Buttrio, dal titolo Ma Dici a Me? che, dopo un percorso di un anno – fatto di incontri spazi-prova conferenze e confronti – è confluito, per un folto gruppo di partecipanti, nella produzione di alcuni lavori a tema presentati al concorso Ho Avuto Anche troppa Pazienza!. Per i giovani artisti vincitori, l’essere in mostra in un museo produce un incrocio di sguardi con le generazioni precedenti, che li impegna da subito a atrarre l’attenzione di un nuovo pubblico sull’impresentabile; insomma, a delineare un nuovo immaginario da condividere. Artisti che intendono sfidare, indirizzare, riposizionare il nostro modo di vedere ed essere visti, secondo un gioco di sguardi che può divertire, ammaliare, sedurre, corrompere, congelare o deviare ogni grado di attesa. Ti Va Di Guardare? è un invito ed allo stesso tempo una sfida ad incontrare questi sguardi, questi – come avrebbe detto Nadar – punti di vista, queste ferite aperte sul reale, per acquisire un senso più radicato e profondo dello stare al mondo.

Ti Va Di Guardare? chiede Elisabeth Shue – la prostituta Sara del film Via Da Las Vegas di Mike Figgis – mentre propone il suo corpo ai clienti come oggetto per il solo sguardo. L’immagine ne richiama subito un’altra, di un altro film, Nirvana di Gabriele Salvatores, dove Amanda Sandrelli, anche lei nel ruolo di una prostituta (Maria), prende coscienza del suo stato di comparsa in un videogioco e chiede: “Perché mi fai questo?” al protagonista Solo/Diego Abatantuono che, in un rigurgito di coscienza, le/ci rivela come, nel banale fondo di un armadio, stia nascosto il limite della realtà fittizia – del videogioco – nel quale entrambi esistono per il solo sguardo. Si tratta di sguardi che divengono improvvisamente consapevoli, che realizzano di appartenere ad un analogo meccanismo di sfruttamento e di reificazione del corpo.
L’arte, con lo strumento dell’immagine, nell’ambiguità del segno e della finzione, ci ha insegnato ad inoltrarci nella realtà, ad interpretarne le pulsioni, le contraddizioni, la violenza e la stupidità, ad oltrepassare lo sguardo del reale per guardarlo direttamente in faccia senza esserne accecati. L’opera d’arte ha cercato e cerca di affrontare lo sguardo, di ritardarlo, di congelarlo, di contraddirlo con alcuni paradigmi attuati dalla cultura visiva per “domarlo” – dompte-regard – ascrivendolo all’ambito della rappresentazione, dell’astrazione, della simulazione e, senza farne una questione di supporti tecniche strumenti generi, collocarlo entro un rapporto di sguardi, una dialettica e, soprattutto, entro una cultura capace di sostenere lo sguardo ponendoci faccia a faccia con il reale dal quale siamo contemporaneamente – come l’arte – prossimi e lontani. “La pittura è legata sia all’arte che alla vita. Né l’una né l’altra sono create. Io cerco di agire nell’intervallo tra le due” (Robert Rauschenberg).